«Ho conosciuto Sue Park nel 2019, a Los Angeles, durante Landscapes. East Meets West alla Shatto Gallery.
Prima ancora del lavoro, mi ha colpito la persona. E nelle sue immagini quella cosa si sente tutta.
Sue non costruisce. Non forza.
Guarda – e lascia che le cose accadano.
Le sue fotografie non chiedono spiegazioni.
Non servono chiavi di lettura, non c’è distanza da colmare.
Se ti fermi, sei già dentro.
La natura, per lei, non è soggetto ma direzione.
Un modo per cercare qualcosa che non ha bisogno di essere nominato per esistere.
E succede una cosa semplice, ma rara:
non stai più guardando una fotografia.
Sei lì, poco fuori campo, in silenzio – ad aspettare insieme a lei».
I suoi lavori sono stati riconosciuti a livello internazionale, con premi come gli International Photo Awards di New York, vinti con i volumi Sue Park Photography (2019) e Monovision (2021).