
ABOUT
Lorenzo Uccellini
Curatore e autore di progetti con base in Italia
Presidente della Fondazione Leopoldo Uccellini ETS
Fondatore e direttore di THE BID Art NET
Artista affiliato, Shatto Gallery (Los Angeles)
Lavoro tra curatela, sviluppo di progetti artistici e mentoring, in contesti indipendenti e istituzionali.
OM IMAGE
«C’è un passaggio di Duane Michals in cui distingue tra due tipi di fotografi:
quelli che pongono il soggetto di fronte all’obiettivo e quelli per cui il soggetto si trova dietro la macchina fotografica.
Io mi sono sempre riconosciuto in questi ultimi.
Con il tempo, la fotografia è diventata un linguaggio che non mi offre più una libertà espressiva completa.
Oggi mi interessa ciò che accade oltre l’immagine.
Parole, frammenti, testi in forma libera.
Immagini in movimento. Suono.
Non come elementi aggiunti, ma come estensioni necessarie.
Il mio lavoro si è progressivamente spostato verso una forma ibrida, in cui l’immagine è solo uno degli elementi coinvolti nella costruzione del senso.
La mia ricerca attraversa mitologia, psicologia e pensiero alchemico – non come riferimenti, ma come strutture che continuano a influenzare il mio modo di vedere e costruire immagini.»
Lorenzo Uccellini
SELECTED VOICES
[…] «Questi suggerimenti e percorsi interiori echeggiano negli osservatori in grado di comprendere che quanto viene prodotto dalla macchina fotografica e dai suoi processi, derivi non solo e neppure principalmente dai soggetti o dalla tecnica, bensì dal cuore e dalla mente dell’artista.
È con questo spirito che ci si dovrebbe accostare ai lavori di Lorenzo Di Loreto. In relazione con l’intangibile, i suoi misteri abbracciano il firmamento, la fluidità dell’acqua, il movimento della luce nella speranza di trasmettere un ineffabile senso di meraviglia ai misteri dell’Universo. Di Loreto ha dato vita a un’opera che è, nelle parole di John Berger, “una forma di trasporto”, e ciò costituisce senza dubbio il reale proposito dell’arte».
Naomi Rosenblum, NYC aprile 2010
[…] «Guardando gli scatti di Lorenzo è azzardato e limitante supporre che il ruolo di un artista fotografico sia semplicemente interpretare o documentare il proprio coinvolgimento immediato. Io stesso sono del parere che una fotografia possa essere molto di più; il potere dell’arte deve anche essere espressione poetica perché lo scopo principale dell’artista è quello di elevare la persona ad un livello superiore.
Nelle fotografie di Lorenzo Di Loreto diveniamo consapevoli della quintessenza e del processo dell’Essere non solo in maniera estetica ma anche intelligibile. Lo stesso autore afferma: “Amo definire la mia Arte come rituale e spirituale”»
| Frank Dituri, New York, 2010
[…] «Posso affermare avendo letto i testi di Lorenzo di essere entrata in punta di piedi in un universo personale dove ci possiamo trovare tutti, soli e smarriti se da cavernicoli non diventiamo umani aperti all’amore perdendoci nel perdono e mai smarriti. Ritengo i testi poetici della collana WOT molto delicati, ma espressi con una forza interiore fattasi luce per un nuovo inizio di un grande autore, che raggiungendo vette elevate, si cala sul palcoscenico della vita per parlarci dell’esistenza, della complessità di noi umani, che complichiamo tutto in frammenti di parole sorde al richiamo della vita».
| Laura Margherita Volante, Ancona, 2017
[…] «…Come nei fotogrammi di un film d’autore, le sue immagini ci conducono in spazi sospesi, dove passato e presente convergono».
| Ludovico Pratesi
A Lived Moment

«Da un aneddoto vorrei partire, parlando di Lorenzo Uccellini. Nell’autunno 2016, passeggiando con lui sulla Omotesandō, elegante viale di Tokyo, per via del suo stile indiscusso venne notato da un fotografo americano che gli si fermò improvvisamente davanti e gli chiese chi fosse. Lorenzo non esitò a rispondere ‘I don’t know’. Nulla di calcolato, non ne aveva il tempo, anche se avesse voluto e, conoscendolo, credo che non l’avrebbe mai voluto.
Descrivere Lorenzo e il suo ‘body of work’ non è impresa facile.
Carmelo Bene usava dire che per produrre capolavori bisogna essere soprattutto capolavori. A suo modo, Lorenzo lo è: soggetto eclettico, poliedrico, uomo di mondo, affettuoso marito e padre, caro amico, mai banale, fuori dal comune per preparazione culturale. Ecco, questo mi dice molto: lui ha molte idee e parafrasando David Lynch usa il suo passato per colorarle, dargli forma e sostanza.
Lo conosco molto più dal punto di vista fotografico-artistico che non poetico, ma anche nell’’abisso che scinde l’orale e lo scritto’ riesce a sorprendere, e non è un caso che poi la sua fotografia finisca per coincidere con la poesia, e divenire essa stessa poesia: astratta, surreale, con velate assenze e velate presenze, distaccate e ‘vicinissime’, neri profondi che abbracciano bianchi tormentati al limite del delirio. Soprattutto sono opere SUE, inequivocabilmente piene d’amore inconscio e questo fa di lui un artista ‘spirituale’ padrone della propria creatività dall’inizio alla fine, e non un semplice fotografo».»
| Davide Filippini, Tokyo, 2017
Trajectory / Practice
Ho iniziato a fotografare nei primi anni ’90, durante un lungo viaggio in Africa orientale.
Non è stata una scelta tecnica. Era una necessità. La fotografia è arrivata dopo, come strumento.

Negli anni quella spinta ha trovato una forma attraverso lo studio della psicologia, della mitologia e della Tradizione Ermetica.
Il mio lavoro sta lì, in mezzo: tra esperienza vissuta e tentativo di darle un senso.
All’immagine ho sempre affiancato la parola, non per spiegare ma perché fa parte dello stesso processo; fotografia e scrittura, per me, non sono due linguaggi separati.
Nel 1997 ho incontrato Frank Dituri. È stato – ed è ancora – un riferimento importante.
L’anno dopo ho pubblicato Inner Kaos (ovvero ab ovo) con Moretti & Vitali, presentato a Milano da Arturo Schwarz.
Nel tempo il mio lavoro è stato seguito da critici e curatori tra cui Arturo Schwarz, Naomi Rosenblum, Joan Powers, Marina Jinkarakyan, Andrey Martynov, Lanfranco Colombo e Ludovico Pratesi.
Le mie fotografie sono entrate in collezioni private e istituzioni, tra cui il Museo Nazionale della Fotografia di Brescia, il Rosphoto Museum di San Pietroburgo e lo State Art Museum di Novosibirsk.
Nel 2010 mi sono fermato. Una pausa lunga, necessaria – più per la vita che per il lavoro.
Quando ho ripreso, il mio campo si era allargato: non solo fotografia, ma anche curatela e costruzione di progetti.
2018 ho fondato THE BID ART SPACE a Pesaro.
2019 Presidente della Fondazione Dott. Leopoldo Uccellini ETS, dove sviluppo progetti tra arte e responsabilità sociale.
Nel 2021 ho chiuso lo spazio fisico del BID, mantenendone attivo il network – oggi THE BID ART NET e avviato una collaborazione con il Comune di Senigallia, culminata nella mostra Sounds of Silence di Sue Park (Palazzo del Duca, 2022-2023).
Oggi – 2026 – il mio lavoro si muove tra pratica artistica, curatela e costruzione di progetti.
Il centro, però, non è cambiato: dare forma a qualcosa che non è immediatamente visibile.
Negli ultimi due anni questa ricerca ha preso tre direzioni principali.
Afterimage, un progetto espositivo e curatoriale che lavora sulla persistenza dell’immagine come presenza.
Le attività di Art&Charity, nate all’interno della Fondazione Leopoldo Uccellini, dove l’arte smette di essere rappresentazione e diventa intervento.
Convergent Lines, un lavoro in progress che unisce scrittura, musica e scena in una forma ibrida.
Tre direzioni diverse.
Ma un unico centro: costruire immagini – visive o mentali – che restino.






