Non con i tuoi occhi segna un passaggio netto nel percorso di Lorenzo Uccellini.
La fotografia resta il punto di origine — in particolare nei primi volumi della collana WOT – ma smette di essere un linguaggio chiuso. Si apre, si contamina, e soprattutto si espande.
Entrano le parole. Liriche e poemi in forma libera, senza disciplina apparente, che non illustrano l’immagine ma la attraversano, la contraddicono, a volte la spingono oltre.
Da qui il salto: il lavoro esce dal piano della pagina e prende corpo.
Video, voce, presenza. Una costruzione che diventa azione, ritmo, tempo condiviso.
Con la poetessa Laura Margherita Volante e la musicista Emanuela Belmonte, il progetto si trasforma in una forma ibrida: non più fotografia, non solo video, ma una composizione scenica. Un dispositivo emotivo che lavora fuori dai confini dei linguaggi singoli.
Non è più questione di vedere.
È questione di percepire ciò che resta quando lo sguardo non basta.
Il titolo nasce da lontano.
Da una poesia di Patrizia Gioia, scritta anni prima a partire da un’immagine.
Una frase rimasta in sospeso, sedimentata nel tempo, fino a diventare il centro di questo lavoro.
Non con i tuoi occhi.
Ma con ciò che, in qualche modo, continua a guardare.
NON CON I TUOI OCCHI
Ho visto me
ma non con i miei occhi
Sterminata bocca
caverna della ancor buia coscienza
parlavi già a quell’anima in attesa
Lontano
da terre nere
come Madre
un piccolo bianco uovo
spaccava il guscio
alla luce del divenire
E bocca
occhi
larghe mani
rozzi piedi
si disegnavano corpo
da animare
La lunga fascia
dell’orizzonte primitivo
come onda
univa e divideva
e Terra e Cielo e Acqua e Corpo e Anima
fatti di paure e fondi abissi
fatti di sangue e ossa
sgomenti
appena aperti al mondo
come freccia
indicavano la strada
Uomo del mondo dal mondo arrenditi
Lascia penetrare l’inner caos
E da questo unito
E da questo diviso
E da questo rigenerato
Dissolviti
Nel grande dio che vede
ma non con i tuoi occhi
| Patrizia Gioia per Lorenzo Uccellini
NON CON I TUOI OCCHI – Lorenzo Uccellini – 2016
Ricordi lontani, com’è lontano ieri!
Cuore in gola e gli occhi persi
In una pozzanghera buia.
Avanti lungo il sentiero.
Colonne di fumo dolce e nero
Rapiscono i pensieri.
Sembra domani.
Forse.
Ma sono disperso
tra il nulla e ieri.
Piedi pesanti e silenzio
Avvolto in un sacco di plastica. Eccolo !
Bastardo errante
Venditore di rimedii.
“Sono stanchi i tuoi occhi, non vedono altro che frammenti!”
Strappami allora questi sterili globi dal cranio
E riportami indietro o spediscimi lontano
Perché possa credere che ancora sono.
Avanti lungo il sentiero.
Il nano mi ha ingannato.
Sono sempre fermo e ora anche cieco.
Non vedo avanti e non ricordo nemmeno il dietro.
Avrei voluto morire guardando il cielo.
Invece mi siedo.
Aspetto i draghi.
“Dai babbo non esagerare!
Ho sentito la tua voce quando per la prima volta
mi hai detto che ero la tua bambina,
e ho aperto occhi nuovi
come si apre l’aurora”
Oh quegli occhi!!
Che luce.
E che gioia
In un lampo tutta la vita
“Prendi allora dal cuore quell’eterno ricordo
E assolvi il tuo dolore
Non con i tuoi occhi
Ma con il più puro riflesso
Spalanca lo sguardo
Prendimi per mano e voliamo in alto e lontano.
Nell’immagine senza nome
Dove ieri e domani sono solo illusione”.